Tra le vigne impiantate sulle pendici di antichi vulcani del Sud Italia cresce un tesoro vinicolo che affonda le sue radici nella storia. L’Aglianico, spesso chiamato il “Barolo del Sud” per la sua struttura e longevità straordinaria, sta vivendo un momento di rinascita internazionale . Questo vitigno, che produce vini tannici, complessi e dotati di grande carattere, rappresenta perfettamente l’essenza dei territori vulcanici di Campania e Basilicata, dove trova il suo habitat ideale .
I viticoltori del Sud Italia hanno sempre saputo che l’Aglianico era uno dei vitigni più nobili, ma solo ora il mondo sta scoprendo il suo straordinario potenziale di invecchiamento, paragonabile solo ai grandi rossi del Piemonte .
Oggi non è solo un vino da intenditori ma un protagonista di un movimento più ampio: mentre il clima globale cambia, le sue caratteristiche intrinseche lo rendono un vitigno sorprendentemente resiliente e pronto per il futuro . Scopriamo insieme il mondo dell’Aglianico, dai suoi sentori di ciliegia e liquirizia agli abbinamenti gourmet perfetti.

Una storia millenaria scritta nel nome
Le origini del nome “Aglianico” sono un affascinante mistero che parla di secoli di storia. Una teoria, oggi considerata superata, voleva che derivasse da una storpiatura della parola “Hellenico” (greco), trasformata nella pronuncia spagnola degli Aragonesi in “Eglienico” e poi in Aglianico.
Oggi, studi più approfonditi suggeriscono che il vitigno possa avere radici autoctone nell’Italia meridionale. Il nome potrebbe derivare dall’antica polis di Ellea, che sorgeva sulla costa tirrenica della Campania, o dalla gens Allia, una famiglia romana che possedeva vaste proprietà vitivinicole. Certo è che il suo legame con il territorio è antichissimo: si ritiene che il celebre vino Falernum dell’epoca romana, celebrato da poeti come Orazio, fosse prodotto proprio da progenitori di questo vitigno .
La mappa del gusto, dalle pendici dei vulcani
L’Aglianico esprime al massimo il suo carattere nei terreni vulcanici di due regioni in particolare, dove ha ottenuto le massime denominazioni di qualità.
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In Campania, il regno del Taurasi DOCG: Nelle colline dell’Irpinia, in provincia di Avellino, nasce uno dei vini rossi italiani più celebrati . Il Taurasi DOCG deve essere prodotto con almeno l’85% di Aglianico e invecchiato per almeno tre anni (quattro per la Riserva) . I terreni vulcanici e le forti escursioni termiche donano a questi vini una struttura poderosa e un potenziale di invecchiamento eccezionale .
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In Basilicata, l’eleganza del Vulture: Sulle pendici dell’antico vulcano spento Monte Vulture, in provincia di Potenza, si produce l’Aglianico del Vulture Superiore DOCG. Questi vini, sempre a base di uve Aglianico, si distinguono per una sapidità e una mineralità uniche, che li rendono eleganti e riconoscibili . Spesso rappresentano anche un ottimo rapporto qualità-prezzo.
Una guida pratica alla degustazione
Assaporare un Aglianico è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. Per apprezzarlo al meglio, è bene seguire qualche semplice accorgimento.
Prima del sorso: Per far respirare un Aglianico, specialmente se è una riserva invecchiata, è consigliabile decantarlo per almeno un’ora. La temperatura di servizio ideale si aggira tra i 16 e i 18°C.
L’esame visivo: Nel calice, un Aglianico giovane si presenta con un colore rosso rubino intenso e riflessi violacei. Con l’invecchiamento, i toni diventano più granati, con accenni aranciati sul bordo del liquido . La sua consistenza è tale che, ruotando il bicchiere, le “lacrime” che scendono sono dense e lente, segno di un vino ricco e strutturato .
Il bouquet aromatico: Avvicinando il naso al bicchiere si viene accolti da un ventaglio complesso. Emergono note di frutta rossa matura come ciliegia, prugna e mirtillo, spesso accompagnate da sfumature floreali di violetta . Ruotando il calice si liberano sentori speziati di pepe nero e liquirizia, e nei vini affinati in legno, note di tabacco, cacao e caffè tostato. Con molti anni di invecchiamento, il profilo si arricchisce di toni terziari eleganti come cuoio, terra bagnata e grafite.
Il sapore in bocca: Al palato, l’Aglianico si rivela un vino pieno, asciutto e corposo. La prima impressione è dominata da tannini potenti ma raffinati, sostenuti da una vivace acidità che conferisce freschezza e lunghezza . Questa combinazione, unita a una gradazione alcolica importante, è la garanzia della sua straordinaria capacità di invecchiare anche per decenni.
In tavola, gli abbinamenti che esaltano il carattere
La struttura e l’acidità dell’Aglianico lo rendono un compagno ideale per piatti ricchi e saporiti della tradizione meridionale e non solo.
- Carni rosse e selvaggina: È l’abbinamento classico. La sua potenza regge e pulisce il palato davanti a arrosti, brasati, spezzatini e carni di cacciagione. Perfetto con l’agnello, in particolare con le costolette “a scottadito” .
- Salumi e formaggi stagionati: I suoi tannini si fondono bene con la grassezza di soppressata, capocollo e salami di cinghiale. Con i formaggi, cerca il caciocavallo stagionato, il pecorino o il provolone, di cui l’Aglianico esalta la componente piccante .
Un abbinamento informale e vincente: Contrariamente a quanto si possa pensare, l’Aglianico si sposa benissimo con la pizza, specialmente se condita con salsiccia, grazie alla sua acidità che contrasta la dolcezza del pomodoro .

Perché l’Aglianico è il vino del futuro
In un momento in cui il cambiamento climatico sta mettendo in difficoltà molti vitigni tradizionali del Nord Italia, l’Aglianico si trova in una posizione sorprendentemente vantaggiosa .
Questo perché è un vitigno tardivo, che matura in autunno inoltrato, ed è naturalmente adattato a climi caldi e asciutti . Le sue radici profonde, la buccia spessa e la capacità di mantenere una fresca acidità anche sotto il sole lo rendono intrinsecamente resiliente. Non deve adattarsi al futuro: sembra già costruito per affrontarlo
Questa consapevolezza sta spingendo sempre più produttori a investire su coltivazioni biologiche e biodinamiche, che rispettino l’ecosistema unico dei terreni vulcanici e preservino l’autenticità di questo grande vitigno
Una guida ai nomi da conoscere e provare
Per iniziare il tuo viaggio nell’universo dell’Aglianico, ecco alcuni nomi iconici e altre etichette di grande valore:
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I Grandi Classici: Taurasi Riserva (come quella di Vigna Quintodecimo), Aglianico del Vulture Titolo di Elena Fucci, Irpinia Aglianico Serpico di Feudi di San Gregorio
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Storici Riferimenti: I vini della cantina Mastroberardino, fondamentale per la rinascita del vitigno, o quelli innovativi di Feudi di San Gregorio
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Scelte di Valore: Esistono molti Taurasi e Aglianico del Vulture con un rapporto qualità-prezzo eccezionale, perfetti per avvicinarsi al vitigno senza spendere una fortuna
L’Aglianico non è solo un vino; è una storia di territorio, resilienza e passione che aspetta solo di essere stappata. Che tu lo scelga per una cena speciale o per una serata informale, porterà in tavola il carattere intenso e generoso del Sud Italia.
